Overblog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog

 

IL CAMBIAMENTO - GLI STATI UNITI L'EUROPA E I MASS MEDIA - INTERVISTA A DENNIS REDMONT 

 

ELISABETTA BERNARDINI

 


I recenti sviluppi o meglio novità della politica interna ed estera degli Stati Uniti e i cambiamenti che si preparano, suggeriscono una ripresa del libro MASS MEDIA E NUOVA EUROPA di BORIS BIANCHERI, DENNIS REDMONT, ENNIO REMONDINO, con Wojciech Jagielski, Stjepan Malovih, Inoslav Beòker e Danilo Taino , (ED. BRUNO MONDADORI - COLLANA UNIDEA), perché le trasformazioni del mondo dell’informazione, che stanno avvenendo in Europa e nel mondo, troveranno solo oggi, proprio alla luce dei futuri nuovi rapporti tra Stati Uniti ed Europa, una loro ulteriore fase di assestamento.

Per meglio capire questi nuovi scenari, Elisabetta Bernardini ha intervistato uno degli autori del suddetto volume, Dennis Redmont, responsabile comunicazione, media e sviluppo del Consiglio per le relazioni fra Italia e Stati Uniti, con sede a Roma, quale Business Forum e Think Tank affiliato al Center for the United States and Europe presso il Brookings Institution di Washington.

 

 

D) Professor Redmont, lei svolge un ruolo di alta responsabilità presso il Consiglio per le Relazioni, fra l’Italia e gli Stati Uniti. Vorrebbe spiegarci come e perché è nato questo Council  che, ricordiamolo, è stato fondato da Gianni Agnelli e John Rockfeller?

 

 

R) Gli anni Ottanta erano anni in cui non si capiva bene dove andasse economicamente l’Italia. A destra, a sinistra, al centro... E il problema era quello di mettere insieme la società civile, in quanto mancava all’epoca una associazione che mettesse insieme la società civile di entrambi i Paesi, gli USA e l’Italia. Ci voleva qualcosa che adempisse a questa necessità, e così è nato il Council for the United States and Italy. Un Consiglio non politico, non partisan.E’ importante sottolineare questo. Ciò significa che, mentre presso gli altri Istituti, siano questi diplomatici, accademici e così via, tutto è fatto su allineamenti politici, il nostro Council è fondato sulla consapevolezza del valore dell’unione fra la società civile e l’economia. Va ricordato che venticinque anni fa non esistevano affatto relazioni fra la società civile delle due nazioni.

 

 

D) A proposito di relazioni, all’indomani delle elezioni presidenziali americane, che hanno decretato la vittoria di Barack Obama, si è parlato molto della possibilità che cambino i rapporti fra gli Stati Uniti e l’Italia. Lei crede che potranno realmente subire una trasformazione?

 

 

R) Cambieranno si e no. Potranno cambiare perché l’Italia sarà ovviamente più sollecitata dalla nuova amministrazione USA a rispondere su vari fronti, dall’Afghanistan, al Medio Oriente, al Mediterraneo, nonché riguardo al G8 di cui come sappiamo ne assumerà la presidenza a partire dal prossimo anno. Effettivamente potranno mutare varie cose nelle relazioni fra i due Paesi. Innanzitutto ci sarà un nuovo ambasciatore americano a Roma. E potrebbe essere un diplomatico di carriera e non un amico del presidente Obama, al contrario dell’ambasciatore Spogli che è invece un intimo amico di Bush. Inoltre tutto dipende anche da come e quanto l’Italia seguirà la politica statunitense, in campo climatico

ed energetico ad esempio, e se ci sarà concordia fra i due orientamenti politici.

 

D) E per il resto?

 

R) Per il resto l’Italia rimarrà molto attiva nella NATO, cosciente del suo ruolo in seno all’Unione europea, e cercherà di espandersi dal punto di vista commerciale. Molte grandi imprese, importanti aziende italiane, si stanno già muovendo verso gli Stati Uniti. La FIAT vi porterà l’Alfa Romeo, Finmeccanica ha acquistato la DRS, e anche la Brembo approda negli USA. 

 

 

D) L’Italia va negli Stati Uniti, ma gli Stati Uniti non vengono in Italia…  

 

R) Qui ci sono troppe difficoltà a investire e questo non incoraggia gli investitori. Ci sono troppe tasse, niente incentivi, ed è troppo sindacale. L’economia italiana è peraltro morta e quasi sotterrata. Per ridarle vita si dovrebbe innanzitutto scommettere sul merito e sui giovani promettenti che possano essere emulati. Poi occorre dare maggiori incentivi alle imprese, e per incentivi si intende sconti fiscali, facilità ad assumere persone, creare infrastrutture, installazione delle telecomunicazioni, ma soprattutto incoraggiare gli stranieri meritevoli, come ad esempio gli ingegneri, affinché possano stabilirsi in Italia.  Non possiamo non constatare che l’immigrazione in Italia è immigrazione non di materia grigia, ma muscolare. Si cercano soltanto persone che svolgano quelle attività che gli italiani non vogliono più fare… 

 

 

D) Dal giorno che Barack Obama è stato eletto presidente, si è discusso molto nel nostro paese, dei poteri forti americani che hanno voluto la sua elezione. Perché tanta preoccupazione per questo? Potrebbero forse determinare in qualche modo la politica estera del neo presidente, nelle relazioni fra Stati Uniti e Italia?

 

R) No…non mi pronuncio su queste questioni…

 

 

 

D) Ma chi sono questi poteri forti di cui tanto si parla? 

 

 

R) Quella di Obama non è una coalizione di business, con i poteri forti. Negli USA ci sono i grandi contribuenti, quelli delle compagnie petrolifere e finanziarie, delle assicurazioni e dell’industria. Questi hanno sempre appoggiato, in seguito ad una specifica legge finanziaria, per metà i Repubblicani e per metà i Democratici. L’unica cosa che va sottolineata è che nel caso dei Democratici, in queste recenti elezioni presidenziali, un po’ più di attenzione da parte di Silicon Valley, ossia di soggetti come Google e altri gruppi simili, è stata data sicuramente, con un aiuto in più, ad Obama. Con Bush era maggiore l’influenza dei poteri forti… 

 

 

D) Alla luce di quanto detto finora, che tipo di politica estera si profila dunque fra i due paesi?

 

 

R) Al momento, riguardo al futuro ministro degli esteri americano, si fa il nome di Hillary Clinton... Tuttavia considerando che il ministro degli affari esteri italiano Franco Frattini conosce bene Joe Biden, è certo che il canale, dal punto di vista delle relazioni fra i due paesi, sarà più priviliegiato. Inoltre ci sono ora altri due importanti canali negli USA che l’Italia non può dimenticare, né sottovalutare, uno è rappresentatato dall’italo americano John Podesta, e un altro da Nancy Pelosi, un’altra italo americana leader della maggioranza di Governo. L’Italia parte così con una marcia in più e spetta alla stessa Italia non sprecare simili occasioni. Gli italiani non devono perdere l’opportunità che questi contatti offrono. 

 

 

D) Professor Redmont, per quest’ultima domanda le chiedo una risposta lungimirante.  Chi, secondo lei, è uscito davvero vincitore dalle elezioni dello scorso 4 novembre, Barack Obama o gli Stati Uniti? 

 

 

R) Hanno vinto gli Stati Uniti, senza dubbio. A differenza dell’Italia che è un paese che non si trasforma, gli USA hanno anticipato il cambiamento demografico. La maggioranza della popolazione americana, sarà infatti da qui a dieci, quindici anni, quella che è oggi considerata la minoranza.

 

 

 

 

 

 

DENNIS REDMONT giornalista e scrittore, dirigente nel settore dei media, è nato negli Stati Uniti. Dopo gli studi liceali a Parigi, ha conseguito la laurea con lode presso la prestigiosa Columbia Graduate School of Journalisme ed è entrato a far parte dell’Associated Press a New York. In tutta la sua lunga carriera è stato inviato in più di 80 paesi, in particolare ha seguito le vicende della guerriglia e della dittatura in America Latina, la crisi in Medio Oriente e i viaggi del Papa. Ha realizzato trasmissioni per network pubblici e privati, ed è stato ed è tuttora noto commentatore su argomenti di cultura e politica europea e statunitense. Attualmente è Responsabile di Comunicazione Media e Sviluppo del Council per le Relazioni fra gli USA e l’Italia a Roma, un business forum e think tank affiliato al Center for the United States and Europe presso il Brookings Institut di Washington. Redmont è stato uno tra i fondatori dell’agenzia stampa AP.biscom, oggi APcom di proprietà di Telecom Italia. Vincitore di numerosi premi per il suo alto profilo professionale, è stato per quattro volte presidente dell’Associazione delle Stampa Estera. Ha adattato in Italia le varie edizioni del famoso gioco Trivial Pursuit. E’ professore aggiunto presso la Scuola di Giornalismo Radio Televisivo della RAI di Perugia e presso l’Università di Gorizia, sede distaccata dell’Università di Udine.

 

drimm.jpg

Nell'immagine Dennis Redmont

 

WWW.DENNISREDMONT.COM

 

 

NOVITAINLIBRERIA.OVER-BLOG.IT RECENSIONI

 

Tag(s) : #interviste e articoli
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: