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LIBRI IN EVIDENZA - DI ELISABETTA BERNARDINI

NOVITAINLIBRERIA.OVER-BLOG.IT apre uno spazio speciale intitolato LIBRI IN EVIDENZA.  La rubrica dedicata alle nuove pubblicazioni propone, in particolare, argomenti di attualità. 

 

"Libri in evidenza" offre a tutti la possibilità di esprimere suggerimenti, opinioni, critiche che nel rispetto reciproco, contribuiscano ad accrescere, anche mediante il dibattito, il dialogo interculturale.

contatti  info_libri@virgilio.it 

 

 

 

 

 

IL LIBRO DEI DEPORTATI (edito da Mursia) PER NON DIMENTICARE, MAI.

 

 

Dal 27 gennaio al 30 gennaio 2012, sul sito della casa editrice Mursia sono stati pubblicati i nomi dei 23.826 italiani deportati ( (22.204 uomini e 1.514 donne) per motivi politici nei lager nazisti. Di questi 10.129 non tornarono.

 

La pubblicazione, avvenuta in occasione del “Giorno della memoria” delle vittime della Shoah e delle persecuzioni nazifasciste (www.mursia.com) è quella dei nomi contenuti nel primo volume (in tre tomi) de IL LIBRO DEI DEPORTATI (Mursia, pag. 2554, euro 120 euro).

 

 

L’imponente edizione, è il risultato di una ricerca promossa dall’Aned, Associazione Nazionale Ex Deportati, diretta da Nicola Tranfaglia e Brunello Mantelli e svolta dai ricercatori del Dipartimento di Storia dell’Università di Torino (Francesco Cassata, Giovanna D’Amico, Giovanni Villari) che hanno lavorato sugli archivi ufficiali dei campi di concentramento, dei ministeri dell’Interno di Austria e Germania e della Croce Rossa incrociando le informazioni con gli elenchi dei deportati che in questi decenni sono stati ricostruiti e conservati sia da singoli deportati e dalle loro associazioni, sia da istituti storici locali.

 

 

Antifascisti della prima ora, partigiani, prigionieri di guerra ma anche criminali abituali detenuti nelle carceri italiane e consegnati dalla Repubblica di Salò ai tedeschi, asociali, politici ebrei, lavoratori civili emigrati in Germania, cattolici: per ciascuna di queste categorie nei campi di sterminio c’’era una sigla di identificazione. 11.432 furono designati come ‘Schutzhaftling’ (deportati per motivi di sicurezza), 3.723 come ‘Politisch’ (in buona parte già presenti nel Casellario politico centrale dell’Italia fascista), 801 erano AZR, abbreviazione di “Arbeitszwang Reich”, ovvero ‘asociali’, categoria di solito attribuita ai criminali comuni e in alcuni casi a soldati imprigionati dopo l’8 settembre. KGF, “Kriegsgefangene” erano i prigionieri di guerra; BV, “Berufsverbrecher”, criminali comuni; altri ZA, “Zivilarbeit”, lavoratori civili; “Geistlicher”, religiosi; “Pol Jude” o “Schutz Jude” erano gli ebrei considerati anche oppositori politici.

 

Diversa la classificazione ma uguale il destino: schiavi del Terzo Reich, manodopera per le esigenze della macchina bellica di Hitler. Le morti furono, sul totale, 10.129, una percentuale vicina al 50%, che arrivò al 55% nel lager di Mauthausen. Fu tuttavia Dachau, con 9.311 persone, il luogo con il maggior numero di deportati politici; a seguire, Mauthausen con 6.615, Buchenwald con 2.123, Flossenburg con 1.798, Auschwitz con 847 e via via gli altri campi. Dall’incrocio dei dati, balza evidente il fatto che oltre il 25% dei deportati fu catturato in operazioni di rastrellamento: in 716 di queste – di cui si conosce la composizione dei reparti – ben 224 (il 31,3%) furono condotte unità militari o di polizia di Salò.

 

 

Il libro sui deportati politici – nato dalla volontà di due ex deportati, Bruno Vasari, sopravvissuto a Mauthausen e per anni presidente dell’Aned di Torino, che ha ideato il progetto di ricerca e da Italo Tibaldi che come responsabile della “Sezione ricerche” dell’Aned ha promosso il censimento dei deportati e la predisposizione del primo archivio – prosegue il lavoro che Mursia ha iniziato con IL LIBRO DELLA MEMORIA di Liliana Picciotto del Cdec, Centro di documentazione ebraica contemporanea, l’elenco con dati biografici di 8000 ebrei deportati dall’Italia e dal Dodecaneso. I nomi degli ebrei italiani vittime della Shoah sono da oggi on line sul sito www.inomidellashoah.it promosso dal Cdec. (www.mursia.com)

 

 

 

 

 

 


 

IO DIRO' LA VERITA' - INTERVISTA A GIORDANO BRUNO - GUIDO DEL GIUDICE - DI RENZO EDITORE 

EURO 12,00 

 

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“Io dirò la verità!”. Così esordisce Giordano Bruno nel primo dei sette costituti, gli interrogatori cui fu sottoposto nel corso del processo veneto. E dire la verità sul filosofo Nolano è ciò che si propone Guido del Giudice in questa immaginaria intervista che, come osserva Angelo Tonelli nella sua prefazione: “viene a porsi come una pietra miliare nella divulgazione non banalizzante del pensiero bruniano, così attuale nella sua inattualità.”

 

 

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GUIDO DEL GIUDICE (1957), scrittore e filosofo, dopo la laurea in medicina, si occupato di studi letterari e filosofici, in particolare della vita e dell'opera di Giordano Bruno, al quale ha dedicato diversi scritti. Membro del comitato scientifico della Nicolas Benzin Stiftung di Francoforte, nel 2008 è stato insignito del "Premio internazionale "Giordano Bruno" dall'accademia internazionale partenopea "Federico II" al suo libro La disputa di Cambrai.

Considerato come uno dei più profondi conoscitori della vita e dell'opera di Giordano Bruno ha dedicato al filosofo nolano decenni di studi profondi e appassionati, ripercorrendo l'itinerario della sua "perenigratio" visitando tutti i luoghi in cui egli soggiornò, alla ricerca di tracce e informazioni inedite. Ciò gli ha consentito, tra l'altro, di rinvenire su un esemplare del Camoeracensis Acrotismus, conservato nella Biblioteca del Klementinum a Praga, una inedita firma del filosofo.

Ha identificato inoltre nella Oratio Valedictoria una citazione del Gargantua et Pantagruel, che consente di annoverare Francois Rabelais tra le fonti più privilegiate di Bruno. Le sue ricerche in Svizzera, per la realizzazione della prima traduzione italiana della Summa Terminorum Metaphysicorum, gli hanno permesso di illuminare nei dettagli un periodo finora sconosciuto della vita del filosofo, provando gli importanti rapporti da lui intrattenuti con il Movimento dei Rosacroce. Nel 2008 ha vinto la prima edizione del Premio internazionale Giordano Bruno con il libro La disputa di Cambrai.

Dal 1998 è il curatore del sito internet www.giordanobruno.com punto di riferimento per appassionati e studiosi di tutto il mondo.

 

Dello stesso autore ricordiamo i seguenti libri

 

LE COINCIDENZE DEGLI OPPOSTI. GIORDANO BRUNO TRA ORIENTE E OCCIDENTE.(2005)

 

DUE ORAZIONI. ORATIO VALEDICTORIA. ORATIO CONSOLATORIA. (2006)

 

LA DISPUTA DI CAMBRAI. CAMOERACENSIS ACROTISMUS. (2008)

 

IL DIO DEI GEOMETRI. QUATTRO DIALOGHI. (2009) 

 

SOMMA DEI TERMINI METAFISICI CON IL SAGGIO BRUNO IN SVIZZERA TRA ALCHIMISTI E ROSACROCE. (2010)

 

 

 

 

 


 

 

IL FIUME DELL’OPPIO – AMITAV GHOSH – ED. NERI POZZA – EURO 18,50 (Collana: Le tavole d'oro)


È il settembre del 1838 quando una terribile burrasca si abbatte sulla Ibis, la goletta a due alberi della «Benjamin Brightwell Burnham» in viaggio verso Mauritius con il suo carico di «coolie», di «delinquenti». Come un uccello mitologico in balia del vento, con il bompresso come un grande becco e le vele come due enormi ali spiegate, la Ibis resiste miracolosamente alla furia dell'uragano.

Nel fracasso della tempesta, tuttavia, tra lampi, tuoni e marosi, una scialuppa si allontana lestamente dalla goletta. È una barca di fuggitivi e a bordo reca due lascari, i leggendari marinai che parlano una lingua tutta loro, e tre coolie che dovrebbero scontare la loro pena a Mauritius: Kalua l'ex lottatore strappato ai campi di papaveri indiani, Ah Fatt, il figlio di un ricco mercante di Bombay e di una donna cinese, Neel, il raja di Raskhali che ha sperperato la sua ricchezza, indebitandosi con i mercanti inglesi e finendo galeotto tra le stive della nave inglese.

Qualche giorno dopo attracca a Mauritius un brigantino ridotto anch'esso male in arnese dopo una traversata segnata da disgrazie e trage­dia: il Redruth di Fitcher Penrose, il cacciatore di piante. A Port Louis, però, Fitcher ha di che rallegrarsi. Nel porto di Mauritius fa, infatti, bella mostra di sé uno dei più venerati orti botanici del mondo in cui hanno prestato la loro opera  lo scopritore della buganvillea e quello del pepe nero.

Chi, invece, non ha da essere lieto per nulla è Bahram Modi, il mercante Parsi partito da Bombay alla volta di Canton con la sua Anahita, un agile ed elegante vascello a tre alberi con la stiva di prua completamente piena di oppio. A meno di cento miglia a ovest della Grande Nicobar, il fortunale ha sorpreso la nave e l'intero carico di oppio si è sganciato. Bahram contava di arrivare presto a Fanqui-town, come veniva chiamata un tempo Canton, dove tutti lo conoscono come Barry Moddie , un uomo sicuro di sé e di enor­me successo appartenente alla ristretta schiera dei daaih-baan, i mercanti stranieri  in buoni rapporti coi mandarini. Ora buona parte del prezioso carico è andata perduta e i venti di guerra già soffiano alla bocca del Fiume delle Perle, dove i vascelli inglesi attraccano sulle isole sparse nell'acqua che, come denti che sorgono dal mare, accolgono gigantesche navi e barche-granchio le quali, spinte da trenta remi, trasportano di soppiatto l'oppio nel cuore della Cina...

Secondo romanzo della «trilogia della Ibis» dopo Mare di papaveri, Il fiume dell'oppio conduce il lettore nelle acque agitate dell'Oceano indiano allo scoppio del primo conflitto dell'oppio. Tra mercanti, soldati della Compagnia delle Indie orientali, coolie, marinai di tutte le razze e lingue e raja in rovina, Amitav Ghosh ricostruisce mirabilmente il mirabile incrocio di culture, guerre e naufragi da cui è sorta l'India moderna.

 

Commenti aperti al pubblico sul tema trattato nel presente volume.

 

 


LA QUINTA MAFIA come e perché la mafia al Nord è fatta anche da uomini del Nord - libro inchiesta di MARTA CHIAVARI - ED. PONTE ALLE GRAZIE -  WWW.PONTEALLEGRAZIE.IT 

 

La ’Ndrangheta si è infiltrata al Nord e ha vampirizzato imprese, strutture sanitarie, Comuni. Questo lo sappiamo. Ma ancora non si è detto che le vittime del morso di un vampiro, se non muoiono, si trasformano in vampiri. Alcuni uomini del Nord – sempre di più – imparano, talvolta per interesse, talvolta per forza, il metodo mafioso. Ivano Perego era un perfetto esemplare della borghesia brianzola, ma secondo gli inquirenti ha lasciato che la sua azienda finisse nelle mani della mafia calabrese. Antonino Belnome è cresciuto nella provincia lombarda ed è diventato un padrino, a capo di un «locale» di ’Ndrangheta. E i miasmi della ’Ndrangheta arrivano a lambire i grandi progetti di rinnovamento di Milano, come il quartiere Santa Giulia, un affare da quattro miliardi di euro. Queste sono solo alcune delle storie raccontate ne La quinta mafia. Dall’inchiesta di Marta Chiavari – ricca di materiale inedito ma soprattutto di incontri e racconti dalla viva voce delle vittime, degli indagati, dei condannati, dei magistrati, che danno un’idea sconvolgente della nuova antropologia mafiosa padana – emerge l’immagine di un Nord del tutto privo di quegli anticorpi culturali che pensava di avere; di un popolo omertoso e spaventato; di una diffusa minoranza spregiudicata e criminale, interessata ai soldi facili, al potere a ogni costo. Di un Nord ormai pronto per essere la regione della quinta mafia.

 

 

MARTA CHIAVARI

 

Giornalista milanese, lavora per La7. È stata inviata e autrice del programma exit per il quale ha curato inchieste sulle truffe ai fondi pubblici, sul business delle bonifiche ambientali, sull’abusivismo edilizio e sulla penetrazione della ’Ndrangheta nell’economia. Ha lavorato per Le Invasioni barbariche e per i programmi a sfondo sociale di mtv. È autrice del programma economico di La7 L’aria che tira. Vive e lavora a Roma.

 

 

DIBATTITO SUL PRESENTE VOLUME APERTO AL PUBBLICO. INVIATE I VOSTRI COMMENTI.

 

 

 

LIBRI IN EVIDENZA 

LA COLPA come e perché siamo arrivati alla notte della Repubblica - NICOLA TRANFAGLIA - con Anna Petrozzi -

Ed. BALDINI CASTOLDI DALAI - EURO 16,50 WWW.BCDEDITORE.IT   WWW.NICOLATRANFAGLIA.COM 

 

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi, e gli scenari futuri del Paese alquanto incerti, lo storico Tranfaglia propone una riflessione dialogica, con la giornalista Anna Petrozzi, sulla storia italiana dal 1943 a oggi, imperniata sulle responsabilità delle classi dirigenti italiane, su quella parte invisibile del potere politico ed economico che ha condizionato – prima e dopo il 1994 – l’alternarsi dei governi centrali, delle stragi e dei delitti commessi nel settantennio per mantenere il più possibile gli equilibri di fondo della nostra società con una visione conservatrice, e più di una volta addirittura reazionaria. È questa la Colpa originaria delle classi dirigenti, a cui ha fatto da contraltare l’incapacità delle classi popolari, e, con qualche eccezione, di gran parte degli intellettuali vicini a esse, di progettare e realizzare alternative rivoluzionarie o riformatrici a una simile situazione. Fare i conti con essa diventa oggi cruciale per capire come gli arcana imperi dell’ultimo settantennio della nostra storia hanno avuto un ruolo centrale ed eccessivo. Questi sono i virus che infettano la società italiana da decenni. Comprenderli, dal punto di vista di una seria analisi storica, vuol dire comprendere se siamo condannati, per sempre, a una storia come quella che abbiamo vissuto finora dopo la seconda guerra mondiale, o se possiamo nei prossimi decenni scrivere un percorso storico diverso. E più aderente ai principi costituzionali che sono presenti nella carta del 1948.

 

NICOLA TRANFAGLIA deputato nella Quindicesima legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente attivo all'interno delle forze che si oppongono al Governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 è professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino. Fra i volumi pubblicati da Tranfaglia ricordiamo: Mafia, politica e affari; Carlo Rosselli; Il populismo autoritario; Anatomia dell'Italia Repubblicana.

 

 

 

 

 

 

CONTATTI info_libri@virgilio.it  

 

 

 


Tag(s) : #libri - autori - editori
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