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di Elisabetta Bernardini

 

 

E’ inevitabile per me, affrontare una tematica come quella della nutrizione, partendo da una mia esperienza personale.

Premetto, che ho studiato per tre anni Scienza dell’Alimentazione, negli anni della Scuola Superiore, settore Scienze Turistiche. Era materia d’esame, insieme a tutte le altre, tante a dire il vero, compresa la biologia, del Corso di Studio che frequentavo.

Non sono onnivora e non vedo l’ora che mangiare diventi un “optional”!

Da sempre scelgo cibi non raffinati … amo moltissimo la frutta! Odio i grassi! Sono avversa alla carne … non compro nemmeno le saponette che contengono il “Sodium tallowate” una sorta di grasso da macello con il quale si fanno i saponi. Quando vedo le alici argentee e meravigliose, con gli occhi freschissimi, invece di cucinarle le prendo sulla mano e le ammiro per quanto sono belle! Credo nel valore del rispetto della Natura e sono contraria a tutto quello che, invece, avviene sotto forzatura. Un allevamento di bovini, siano questi da macello o da latte, ad esempio, lo considero eccessivo. E lo è. Così come altrettanto eccessivo, è ogni tipo di produzione, o manipolazione, che avviene sulla Terra, ad opera dell’uomo, senza che questo tenga conto delle leggi naturali che governano l’universo, creato in modo armonico e che, in armonia con queste leggi, va preservato.

Mangiare e nutrirsi … questo è il punto della questione!

Allora, sfogliando le pagine del mio libro di Scienza dell’Alimentazione, ai tempi della scuola, materia per la quale avevo voti ottimi, imparavo che occorre ingerire quotidianamente, nell’organismo, carboidrati, protidi e lipidi, in parole semplici, zuccheri, proteine e grassi. Imparavo che esistono le vitamine idrosolubili e quelle liposolubili … che esistono i Sali minerali … che il calcio fa bene alle ossa come pure la vitamina D, che esistono malattie da nutrizione in eccesso e in difetto, che occorre introdurre almeno un grammo di proteina per chilo di peso corporeo, sicché uno che pesa 80 chili ne deve introdurre 80 grammi, e chi ne pesa 40 di chili, solo 40 grammi … che esistono le proteine ad alto valore biologico, e che esistono malattie da carenza di principi nutritivi, come la pellagra, l’osteoporosi, lo scorbuto, e malattie da eccesso come il diabete, grave malattia moderna dovuta a eccesso di zuccheri nel sangue, e come l’azotemia, causata da eccesso di proteine … tanto per fare qualche esempio.

Insomma , un bagaglio culturale enorme, ovvero del tutto inutile!

Dopo questi studi, ho reagito con il totale rifiuto delle proteine, dei grassi, degli zuccheri … di quel tipo di alimentazione considerata normale … osservavo da una angolazione del tutto originale i nutrienti e i “nutriti”, gli umani mangiatori e il loro “mangime”, o “mangiume”, perdonate il neologismo. E più osservavo e più notavo che le cose non corrispondevano! Che non vi era ragionevole corrispondenza fra quella scienza dell’alimentazione, la classica o accademica, quella del mio libro delle scuole superiori, e la pretesa dei suoi seguaci, di applicarla sugli umani perché imparassero a mangiare e a nutrirsi.

Donne nutrite a latte e formaggi, malate di osteoporosi. Uomini afflitti da malattie renali per “eccessivo” consumo di proteine, ovvero un grammo per peso corporeo, come accademia vuole. Donne, ancora donne, costrette a mangiare carne cruda, per fare sangue, costantemente anemiche! Bambini ingrassati, non nutriti, con gli omogeneizzati, arricchiti agli ormoni sintetici, tanto da ritrovarsi grassi, e fuori forma, in età adulta. Ma scherziamo? Il quadro appare chiaro, molto chiaro, tanto da lasciare perplessi. E questo solo per citare qualche esempio, senza addentrarci in altre situazioni nutrizioni stico alimentari che richiamerebbero l’attenzione su una riflessione particolarmente approfondita.

Sole e movimento, o sport, fanno aumentare il calcio e la vitamina D nel sangue e rafforzano le ossa. Le proteine vegetali, sono al pari di quelle animali. Prove inconfutabili lo confermano. La rucola contiene più calcio del latte e zero grassi. Il ferro contenuto nei vegetali è ad alto valore biologico e di maggiore assorbimento nel sangue. Il neonato, ma anche il bambino dopo lo svezzamento, rappresentano un esempio di divoratori di proteine, necessarie per la crescita, eppure non vanno oltre gli 11 grammi, totali, di assunzione di questi elementi nutritivi, al giorno. Così come anche calcio, e fosforo, e ferro e altri Sali minerali e vitamine, eppure la loro crescita, quella dei bambini, considerando la grammatura quotidiana che necessitano, avviene perfettamente assumendo questi principi nutritivi essenziali, a dosi minime, alle giuste dosi, nettamente inferiori a quello che viene imposto per via accademica agli adulti.

Ma l’adulto deve solo mantenersi, il bambino deve crescere … i dati sono molto espliciti.

Mangiare e nutrirsi, questo è il punto sul quale porre l’attenzione, per una corretta educazione alimentare. Conoscere, sapere, distinguere, quanto distante sia il mangiare dal nutrirsi. Acquisire questa nozione avvantaggerebbe l’umanità di un enorme passo avanti nella risoluzione di innumerevoli problematiche che coinvolgono e affliggono gli esseri viventi, l’ambiente, il pianeta Terra, l’atmosfera e l’intero ecosistema. Conoscere che nutrirsi è distante dal mangiare come il Levante da Ponente, salverebbe il mondo dalle malattie da ingestione per eccesso e per difetto. In entrambi i casi, basterebbe sapere che basta poco cibo, ma quello giusto e corretto, per salvarsi dall’una e dall’altra patologia alimentare. Porterebbe a rimettere in discussione la valenza alimentare della carne, considerando come gli allevamenti intensivi di bovini, che succhiano litri e litri di acqua e quintali di frumento alla terra, sottraggono un pasto al giorno a tanti uomini e donne, bambini e ragazzi, che ogni due secondi, statistiche alla mano, muoiono per fame, ovunque nel mondo.

Porterebbe a rivedere e a rimettere in discussione, si, anche questa, la salutistica bottiglia del litro di latte, quello dell’illusoria mucca pezzata che pascola beata fra i campi, e che invece, in via del tutto innaturale viene munta e ancora munta, insieme alle altre migliaia dello stesso stabilimento, fino a farle scoppiare di infiammazione, per poi curarle, somministrandogli antibiotici su antibiotici: questo è il latte “sano”! Però! Ottimo espediente per creare un vasto giro di affari: multinazionali dei latticini e dei farmaceutici! Uno tira l’altro e la mondializzazione cresce, sulla base di sistemi economici che vedono le Banche dettare leggi ai Governi e non vice versa! Che vedono l’Economia mondiale imperare sullo sfondo di Nazioni che impotenti assistono al loro declino, sottomesse e assoggettate a chi ha invece preso il comando, in nome delle abbuffate quotidiane, degli scarti, degli sprechi e delle inevitabili scorie. Poi ci sono i farmaci. Poi si fa green economy.

E intanto la fame ancora imperversa, dico la fame, in terre non così lontane da noi. In popolazioni che alla fine, non stanno tanto distanti dai nostri occhi, a meno che non vogliamo volgere lo sguardo da un’altra parte per non vedere scheletri che camminano, creature pelle e ossa che cercano un po’ d’acqua e un pugno di riso. Troppa grazia il riso, gli basta un po’ di miglio. Questa è realtà, non è finzione.

In quei luoghi, in quelle nazioni, in quei villaggi, dove regna l’analfabetismo e la miseria, dove non si insegna la cultura dell’alimentazione, e non si porta un aiuto perché si coltivi un orto, o un appezzamento di terreno, di semplice natura vegetale, la più facile, la più immediata a dare frutto. Là, dove non sanno la differenza tra il mangiare e il nutrirsi, dove già avere qualcosa da ingerire significa campare, perché solo così si sopravvive, le donne mettono ad essiccare i topi al sole, per farne pasto quotidiano. Oppure cacciano un coccodrillo, ogni tanto, e lo cuociono alla brace. O ancora dove la donna che ha appena partorito, dopo aver allattato il neonato, allatta anche il maialino, che poi cresciuto cucina a festa per tutta la tribù di appartenenza, su un letto di foglie e qualche tubero, unici elementi vegetali del menu. E’ qui che non approdano i farmaci, perché costano e nessuno se li può permettere. E allora che muoiano. Che importa se a loro non viene riconosciuto il diritto alla Vita!

Anche la fame, come la morte, sono diventati un business...

 

 

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Tag(s) : #attualità
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