Overblog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog

INTERVISTE E ARTICOLI

DI ELISABETTA BERNARDINI

 

INTERVISTE - S. CALLERI, MONGI BOUSNINA, YAHYA PALLAVICINI,

ARTICOLI -  ISLANDA MAGICA, VENEZIA OLIMPO DELLE BIENNALI, PUBBLICAZIONE DEVOTO OLI, SOCIETA' DANTE ALIGHIERI 

 

 

"PERCHE' SCRIVO"  INTERVISTA A SALVATORE CALLERI *

(7 aprile 2011)

 

D - Professor Calleri, nel corso degli anni della sua lunga carriera lei ha pubblicato numerose opere letterarie di particolare spessore, libri interessanti e capaci di arricchire il dibattito letterario mediante elementi innovativi: sono note le sue qualità di ricercatore, per cui non a caso le sono stati attribuiti importanti riconoscimenti ed è stato insignito di vari premi letterari. La sua ultima opera pubblicata dal titolo “La zampata del Gattopardo- I luoghi dell’anima” rappresenta un punto di arrivo significativo della sua vita di scrittore e di uomo, e a questo punto la domanda che sorge è d'obbligo. Perché scrive? Potrebbe la risposta a questa domanda essere la chiave interpretativa della sua opera?

R - Ricordo in proposito, che il grande scrittore irlandese Samuel Beckett, premio Nobel per la Letteratura nel 1969, a chi gli rivolgeva tale domanda, rispondeva "Bon qu'à ca" e cioè, "buono soltanto a ciò" il cui significato in termini pratici è: non so fare altro. Nella sua visione prettamente nichilistica dell'individuo nella sua solitudine esistenziale, nell'assenza di una luce di speranza, di caritas, l'approdo non poteva essere che quello dell’incomunicabilità, dell'assoluta negatività, del prevalere dell'assurdo, del grottesco nella condizione umana. Superando tale barriera del nulla, rispondo così alla stessa domanda: scrivo per un atto d'amore, pur nella consapevolezza della "pena di vivere" dell'uomo moderno, per recare un contributo di elevazione morale che ci permetta di vivere, di soffrire, ma anche di amare, nel compimento di una missione alla quale siamo votati. In quest'ottica c'è una luce che è la speranza dell'anima. E' questa a mio avviso la chiave interpretativa di un grande sia nell'arte come nella vita: Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

D - Quali sono in proposito, le novità della sua valutazione critica nell'opera saggistico-narrativa "La zampata del Gattopardo- I luoghi dell'anima", a lui dedicata?

R - Mi preme anzitutto evidenziare l'unità, che è segno di completezza, nell'analizzare l'opera lampedusiana nelle sue varie sfaccettature: in questo senso non poteva mancare, nella mia valutazione critica del Gattopardo, una disamina sui rapporti tra un'opera letteraria e la sua possibile trasposizione cinematografica, oltre che teatrale, musicale e televisiva. Letteratura e cinema sono due forme d'arte che si affascinano e s'influenzano a vicenda, ma il più delle volte si esprimono con linguaggi quasi opposti.  Le tecniche della letteratura e del cinema, anzi, sono spesso in contraddizione l'una con l'altra. Non è certamente possibile, nel respiro di un'intervista, addentrarmi nell'excursus storico-critico della relativa problematica, cosa che ho fatto nella terza parte del mio volume. Intendo però porre l’accento in questa sede, sulla creazione artistica quale atto unico, singolare. Proprio per questo, quando l'incontro tra la sensibilità, la genialità di una tecnica creativa ad hoc avviene tra un grande scrittore e un grande regista, (assieme alla sua equipe) determinando una compenetrazione reciproca dei principali motivi ispiratori, i risultati sono mirabili. E' proprio questo il caso dell'opera letteraria di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Il Gattopardo (1958) e la realizzazione cinematografica de Il Gattopardo di Luchino Visconti del 1963 (Rif. Titanus n.d.r.). "Uno dei rarissimi casi di pari e patta, fra un romanzo e il film da cui è tratto, di dignità e valore almeno eguali nel contrastato rapporto letteratura-cinema", come lo definì A. Di Grado.

D - Una sua sottolineatura critica sul carattere di novità della creazione letteraria lampedusiana, specie per Il Gattopardo si rivela, a questo punto, opportuna? 

R - Certamente: non si possono non toccare, sotto quest’aspetto, i punti essenziali di una creazione letteraria veramente nuova, nel momento in cui essa nasce, nell'excursus storico-critico della letteratura non solo italiana, ma anche europea, con riflessi profondi a livello mondiale. La nascita de Il Gattopardo, fu veramente una novità che scompaginò gli orientamenti critici dell'epoca, determinando un rinnovamento della tecnica artistico-creativa, oltre dei contenuti di un'opera. La stagione neorealistica, iniziata negli anni ‘30-‘40 del Novecento, pur con le sue mirabili creazioni che hanno lasciato il segno sia nella letteratura, sia nel cinema, manifestava verso la fine degli anni Cinquanta, le caratteristiche di una crisi profonda, che l'avrebbe avviata da lì a poco, al suo tramonto. Proprio per riferirci a due autori rappresentativi della temperie dell'epoca, quali  Giorgio Bassani, (nato nel 1916, che ha però avuto il merito di superarne i limiti, scoprendo e valorizzando per primo il Gattopardo, e quindi tutta la produzione narrativa di Tomasi di Lampedusa), e Carlo Cassola, (nato nel 1917), si può dire che a entrambi "per vie diverse la lotta politica e l'impegno sociale, hanno lasciato solo amarezza e delusione, e quindi un senso tra sbigottito e rassegnato d’isolamento”. La delusione delle cose, determina per questa via, una sublimazione delle parole… Da qui l’esigenza sempre più sentita di ripiegarsi su se stessi, per cercare di superare lo stato d’insicurezza e d’angoscia, connesso con la coscienza della condizione umana e dei suoi limiti, trovare cioè l’ubi consistam esistenziale attraverso un lavoro di “scavo” sull’esempio della grande letteratura europea, particolarmente della narrativa francese e di quella russa. Sorse così il romanzo esistenziale, la cui lontana ascendenza, come spunti di pensiero, si può trovare nell’esistenzialismo, il cui padre è il filosofo Soren A. Kierkegaard (1813-1855).

D - Proprio sulla scia esistenzialista di Kierkegaard, si profila come romanzo esistenziale Il Gattopardo di Lampedusa?

R - A tale genere si può dire che appartenga Il Gattopardo di Lampedusa, pur nella sua singolarità di motivi ispiratori profondi e di tecnica espressiva che ne fanno un unicum esemplare di creazione letteraria, il cui linguaggio elaboratissimo, denota un senso classico del gusto, una rara disciplina creativa all’insegna del labor limae. Il suo accostamento al filone del Verismo verghiano, la sua intelaiatura storica, pur se può apparire più appropriata, per il romanzo tomasiano, la denominazione di “una forma di confessione autobiografica trasposta in forme storiche” (A. Bocelli) nulla tolgono al crisma della sua originalità fisiognomica.

D - Come si spiega, fatta questa premessa, l’accanimento contro la realizzazione editoriale di Tomasi di Lampedusa? Il Gattopardo come sappiamo, fu mal criticato da molti letterati dell’epoca e rifiutato da molti editori prima che Feltrinelli gli concedesse la pubblicazione che avvenne solo nel 1958, ossia dopo la morte dell’autore…

R - L’accanimento fu dovuto al fatto che al centro della discussione, non c’era solo un manoscritto da pubblicare, ma il libro che si stava ponendo minacciosamente al centro del dibattito critico e certo non era vicino alla poetica “vittoriniana” cioè di un personaggio quale Elio Vittorini. Vittorini, pur con i suoi meriti, quale scrittore e operatore di cultura, commise l’errore imperdonabile, in sede einaudiana, di rifiutare la pubblicazione del romanzo lampedusiano, dandone comunicazione all’autore il 2 luglio del 1957, pochi giorni prima della sua morte. Dell’iter travagliatissimo di questo calvario realizzativo editoriale del Gattopardo ho fatto nel mio lavoro, un’analisi attenta e capillare, così come della questione meridionale la cui mia disamina si è sviluppata sulla base di classici della storiografia, come l’Inchiesta Siciliana di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino , nonché sulla base di importanti studi effettuati dal professor Napoleone Colaianni  e dal professor Rosario Romeo …

D - Da siciliano, come vede il contributo recato dalla Sicilia alla nascita del nostro Stato nazionale unitario, il cui momento epocale si rispecchia proprio nelle stesse vicende del Gattopardo?

R - Prima di rispondere a questa domanda, ci tengo a sgomberare il terreno critico da un’interpretazione sbagliata che parecchi hanno fatto della frase pronunciata dal nipote, pupillo del principe, il giovane Tancredi Falconeri, prima di partire per unirsi ai garibaldini: “ se vogliamo che tutto resti com’è bisogna che tutto cambi”. Tale frase è soltanto in apparenza fatta sua, dal principe protagonista, per la profonda ironia che la pervade sulle magnifiche sorti progressive. In realtà, per il suo scetticismo, il suo disincanto profondo, lo scrittore sperimenterà sulle proprie carni quanto sia fragile o addirittura inesistente una simile illusione. Sicché si può dire che la medicina tancrediana è solo un inevitabile meno peggio che comincerà prestissimo ad essere smentito…  La nostra onestà intellettuale, quella di noi siciliani, proprio per questo, non può non farci riconoscere quanto d’incompiuto sia rimasto in questa nobile impresa della organizzazione del nostro Stato nazionale unitario. I contadini meridionali che deposero nell’urna il loro “Si” all’Unità d’Italia, entrarono legittimamente a far parte della comunità nazionale che, però, ereditava le loro sofferenze e i loro rancori: La pesante e difficile “questione meridionale”… Nonostante questo vulnus di “due Italie” in una il contributo dei siciliani all’unità d’Italia è stato altamente positivo sotto ogni aspetto: economico, di sacrifici e soprattutto morale. E’ “la doppia lealtà siciliana” come scrive Gioacchino Lanza Tomasi nella prefazione, la prova del valido contributo recato alla nascita del nostro Stato Unitario. Non si dimentichi che Messina è stata l’unica città d’Italia che ha avuto la forza morale e il coraggio di eleggere per ben tre volte Giuseppe Mazzini alla Camera dei Deputati nel 1866, mentre sul capo del grande esule pendeva una condanna a morte…!

D - Professor Calleri, so che un motivo che le sta particolarmente a cuore è quello intimistico: cosa rappresenta nella produzione narrativa lampedusiana, specie nel Gattopardo?

R - Lo vedo come ragion d’essere della creazione letteraria di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: il motivo per cui essa può parlare al nostro io profondo, sicché può costituire la nostra migliore compagnia di viaggio nel nostro iter esistenziale. Ci basti pensare per rendersene conto ai colloqui segreti del principe: con le stelle ( le sole persone perbene), la natura, il mondo dell’invisibile, pur nella sua visione laica ma dotata della cifra di una spiritualità superiore, inoltre alla tristezza del tramonto di una vita senza sogni della figlia Concetta, creatura dolce e indifesa, cui è stato negato il conforto di un amore, soprattutto, però, è nel figlio Giovanni (la piccola cicatrice del testo lampedusiano, secondo la felice definizione di Francesco Orlando), l’immagine più dolente: quella di un ragazzo che ha rinunciato, per scelta operata nel suo intimo, agli agi di una vita privilegiata, in un ambiente nobiliare, per vivere da umile commesso nelle brume di Londra. Cos’è il suo, se non un accostamento realizzato anzitempo al mistero del dolore e della morte? Come non commuoversi per un figlio perduto, sentendolo proprio, nella pena universale del vivere dell’uomo moderno? (Elisabetta Bernardini)

* Salvatore Calleri - autore dell'opera saggistico-narrativa "La Zampata del Gattopardo. I luoghi dell'anima. Solitudine e ricerca interiore in Giuseppe Tomasi di Lampedusa". Guido Scialpi Editore (EURO 16,00)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INTERVISTA al PROF. MONGI BOUSNINA,Direttore Generale della ALECSO, 

 

 

 

Organizzazione araba per l'educazione, la cultura e la scienza, in occasione della Giornata Mondiale dell'Alfabetizzazione. 

 

 

(8 settembre 2008).  

 

 

 

 

 

 

D) Professor Bousnina, lei è il direttore generale della ALECSO, un’Organizzazione araba, per l’Educazione, la Cultura e la Scienza, dal 2001. Se andiamo a vedere il mondo arabo musulmano, colpito dall’analfabetismo, (una tragedia che riguarda oltre 70 milioni di illetterati, un dato che è oltretutto aumentato dal 1970, quando di analfabeti, se ne contavano 50 milioni), vediamo pure che la maggior parte di questa gente vive nel disagio, non solo economico, e immersa in una serie di problemi… Come perseguire un processo di alfabetizzazione in un simile contesto sociale?

R) L’analfabetismo, è un fenomeno che, purtroppo, riguarda tutto il mondo, non solo i paesi arabi caratterizzati da particolari condizioni demografiche e socio economiche delle popolazioni. Se gli indicatori socio economici, come indicato appunto nei rapporti del PNUD, non sono stabili in molti paesi arabi, ciò non deve rappresentare un pretesto per arrestare gli sforzi di alfabetizzazione in tali paesi. Certo la corsa fra l’alfabetizzazione da una parte e la demografia e la povertà da un’altra, non può essere a vantaggio dell’alfabetizzazione, per cui il problema sussiste, ma ciò non toglie che il mondo arabo debba, imperativamente, rispondere a questa sfida e trovare le strategie adeguate per far fronte, al contempo, a tutte queste esigenze. Presso la ALECSO, siamo convinti e lo abbiamo più volte ripetuto, che l’opera di alfabetizzazione non potrà riuscire finché questa non rientrerà nell’ambito delle priorità sociali, delle azioni di governo dei paesi arabi, nel quadro di strategie e piani socio economici, razionali ed equilibrati. Tutto questo però senza dimenticare una cosa importante, e cioè che in molti paesi arabi è il denaro che manca, anche se le strategie ci sono. E questa è un’altra questione…

D) Ma in considerazione del fatto che, tutto sommato, il problema dell’analfabetismo riguarda anche le nazioni arabe più ricche, come intervenire per accrescere la cultura e arrestare l’analfabetismo nel mondo islamico? E perché, a suo avviso, un regresso e non un progresso sotto questo aspetto, rispetto al 1970, segna la popolazione islamica oggi?

R) Cominciando da quest’ultima domanda, a dire il vero, notiamo una regressione dell’alfabetizzazione nel mondo arabo in relazione al livello di analfabetismo totale. Al contrario, il tasso di alfabetizzazione migliora costantemente grazie agli sforzi fatti dai paesi arabi con stime che parlano chiaro: 25% nel 1970, 51% nel 1990, 60% nel 200 e intorno al 70% nel 2007. Questo fenomeno di moltiplicazione degli analfabeti contro il miglioramento dei tassi di alfabetizzazione è dovuto alla pressione continua della crescita demografica nel mondo arabo.Che fare allora contro l’analfabetismo? Bisogna innanzitutto dire che i paesi arabi insieme con la ALECSO, non risparmiano i loro sforzi per contribuire alla lotta contro questo flagello. La nostra organizzazione, ad esempio, ha messo a disposizione dei paesi arabi delle strategie e dei piani d’azione per sradicare l’analfabetismo, mediante anche delle guide pratiche, documenti di riferimento e programmi modello, nonché materiale pedagogico (video, CD rom…) in materia di alfabetizzazione, che sono stati loro proposti.  E’ tutto pronto dunque per procedere e passare a un grado superiore, ma restano sempre i problemi di ordine finanziario a pesare sulla maggior parte dei paesi arabi, i quali già stentano a trovare finanziamenti per l’insegnamento formale.

D) Come risolvere allora questo problema?

R) La ALECSO ha da sempre rivolto un appello di solidarietà ai paesi arabi più abbienti, riguardo a questo specifico campo: i paesi ricchi devono venire incontro ai paesi bisognosi.  Del resto un fondo arabo per l’alfabetizzazione e l’educazione per gli adulti è stato pure creato, ma con risultati piuttosto scarsi. Con l’adozione, durante il summit arabo di Damasco nel marzo 2008, di un Piano di sviluppo dell’educazione del mondo arabo, messo a punto dalla ALECSO, è rinata la speranza sul piano di una nuova valorizzazione relativa alla gestione dell’alfabetizzazione, come anche sul piano dei finanziamenti . La ALECSO conduce in effetti una campagna per il finanziamento di questo progetto, che ha posto l’alfabetizzazione fra le sue priorità. Sperare ci è concesso, ma bisogna attendere ancora i risultati di questo procedimento.

D) Professor Bousnina,  sono diversi anni che la ALECSO si preoccupa di risolvere i problemi dell’analfabetismo e di promuovere una scuola sana e libera. Vorrei sapere se siete a conoscenza di “particolari” scuole islamiche che educano i propri alunni con le catene. Ossia, gli alunni vengono incatenati con lo scopo di migliorare la loro educazione. Se siete a conoscenza di queste scuole, come pensate di chiudere simili, terribili scuole?

R) Per quel che ne so, non esistono tali scuole nel mondo arabo, e credo che nessun governo arabo tollererebbe la presenza di simili scuole. Al contrario, presso la nostra organizzazione, come anche nei paesi arabi, operiamo a favore di un insegnamento moderno e aperto, un insegnamento di qualità che possa assicurare l’equilibrio auspicato nei paesi arabi, quell’equilibrio che risponda alla necessità di salvaguardare la loro propria identità culturale e l’importanza di integrarsi nella società mondiale del sapere, nonché di essere in accordo perfetto, in sintonia con i cambiamenti che coinvolgono il mondo attuale, in tutti i campi. Ed è per realizzare questa finalità che i paesi arabi hanno adottato recentemente, il già citato programma di sviluppo dell’educazione del mondo arabo, che giustamente opera nel senso di una modernizzazione dell’educazione araba, in una prospettiva di apertura verso le altre culture e di tolleranza verso le altre religioni, e per favorire l’acquisizione di nuove tecnologie e competenze necessarie per stare al passo coi tempi, con la civilizzazione del XXI secolo

D) La scuola è un’istituzione molto importante, fondata su determinati valori: che tipo di scuola immaginate per la società arabo-islamica del futuro e per la diffusione della cultura? Ci sarà posto per la conoscenza di altre culture e religioni, e per la comunicazione?

R) Nel suddetto Piano la ALECSO e i paesi arabi, hanno tracciato il profilo di una scuola e del cittadino arabi modello, così da costruire una nuova società del mondo islamico negli anni a venire. Un cittadino munito di conoscenze e competenze che favoriscano si la sua completezza personale, ma capace anche di apportare il proprio contributo, effettivo e costruttivo, a favore dello sviluppo e del benessere della società cui appartiene, nonché la sua perfetta integrazione in essa. Un cittadino razionale e moderato, dotato di capacità di analisi e di giudizio critico, tollerante e aperto, disposto al dialogo con gli altri, fiero di appartenere alla cultura araba, ma senza negare la sua dimensione universale di cittadino del mondo. Riguardo all’apertura verso le altre culture e religioni , vorrei sottolineare che sempre nell’ambito di questo stesso piano di sviluppo dell’educazione del mondo arabo, che rappresenta l’espressione unanime dei 22 paesi membri dell’ALECSO, è pure precisato chiaramente che “l’educazione religiosa e morale, deve permettere a chi apprende, di scoprire l’importanza della coabitazione delle diverse religioni, delle comunità e dei popoli, così come afferma il Corano, e deve inoltre aiutare gli studenti a sviluppare queste attitudini, responsabili e costruttive, in un confronto aperto, a tu per tu, basato sul dialogo fra le diverse civiltà e culture”. Le cose dunque, non potrebbero essere più chiare: l’apprendimento della religione deve ssere al contempo, apprendimento della tolleranza e del dialogo. Non solo, ma sempre presso la ALECSO, abbiamo recentemente raccomandato un’educazione al dialogo interculturale e alla diversità culturale. Inoltre in  collaborazione con il Consiglio d’Europa, abbiamo consacrato una guida all’educazione per una cittadinanza democratica, che includa anche l’apprendimento del dialogo, della tolleranza e del riconoscimento dell’Altro.

D) E le moschee ? Potranno queste svolgere un ruolo determinante per la diffusione della cultura e combattere l’ignoranza?

R) Per noi la moschea rappresenta essenzialmente un luogo di culto, e la scuola pubblica deve rimanere il luogo per eccellenza della diffusione della cultura e del sapere. Certo, altri attori possono e devono contribuire a portare avanti l’opera educativa, come anche il settore privato e la stessa società civile, ma noi restiamo convinti che per il mondo arabo, attualmente, e per rilevanti ragioni di coesione sociale, la scuola deve mantenere il suo primato in fatto di insegnamento pubblico. Ma per tornare al ruolo della moschea, certo, non ci dispiacerebbe, se la cosa fosse naturalmente regolamentata dallo Stato e posta sotto la sua tutela, accordare alle moschee una parte dell’educazione, in particolare quella che più gli compete, come l’alfabetizzazione e l’educazione prescolare.In Tunisia ad esempio, le “Kouttabs” ex scuole coraniche, dipendenti dalle moschee, sono state trasformate in centri di educazione prescolare, e preparano gli alunni all’insegnamento primario. Tutto questo in un quadro regolamentato e organizzato dallo Stato. In altri paesi arabi invece, si sono avute esperienze di alfabetizzazione nelle moschee, e ciò prova che la cosa è pure possibile, ma sempre con le dovute precauzioni.

 

 

ISLANDA MAGICA TERRA DI SCRITTORI E POETI - THOR

 

VILHJALMSSON  

 

“Di Thor Vilhjalmsson non oso dire molto . E’ pieno di bombasto poetico come si conviene ai giovani . Non mi meraviglierebbe affatto se in futuro venisse considerato un profeta , ma al momento la sua serietà mi sembra un poco vacua e addirittura ridicola in certi frangenti.” Con queste parole si espresse Steinn Steinarr in occasione dell’uscita del volume Poesie Di Giovani Poeti parlando di Thor Vilhjalmsson .  “ Un giudizio severo ” , come scrive Jon Yngvi Johannsson  , “con qualche riserva che lasciava trasparire tuttavia una profezia di quanto ha caratterizzato la carriera di questo scrittore da allora in poi , e l’atteggiamento dei lettori nei confronti delle sue opere : forse nessuno scrittore islandese di questo secolo ha conosciuto un’ambizione  artistica e letteraria pari a quella di ThorVilhjalmsson , ambizione che lo ha trascinato spesso lontano dalle correnti tradizionali ” .

Era il 1955 e in quell’anno il giovane Thor aveva già pubblicato due raccolte di brevi racconti e novelle .Opere del tutto diverse da quanto si era visto fino ad allora si affacciavano sul panorama della letteratura islandese presentando meditazioni poetiche , spesso astratte , e aneddoti dal sottofondo esistenziale che ritroviamo pure in un suo lavoro del 1957 , Il Volto Nello Specchio Della Goccia , l’ultimo meramente “poetico “ perché negli anni successivi Thor cominciò a scrivere memorie di viaggio e articoli legati alla lotta culturale , testi intrisi di satira scritti in uno stile magico e con una verve fino ad allora sconosciuta . E’ nel 1968 , invece , che esce il suo primo romanzo che porta il titolo Svelto , Svelto Disse L’Usignolo e da allora in poi un susseguirsi di capolavori  : Il Grido Della Coccinella , La Falce Di Luna , Il Teatro Sulla Torre …  opere letterarie fortemente caratterizzate dalla piena realizzazione poetica dell’autore : una austerità profonda e il conflitto con la logica estrema dell’esistenza umana , della solitudine e delle passioni , emergono dalle pagine di questi libri dando vita a personaggi che si muovono nella cultura variegata dell’Europa del dopoguerra ricca di stimoli per le nuove idee nell’arte , nella politica  e nello stile di vita .  Oggi i due romanzi più importanti scritti da Thor Vilhjalmsson sono Il Muschio Grigio E’ In Fiamme , vincitore del Premio Letterario Scandinavo , uno dei più memorabili romanzi della letteratura islandese degli ultimi decenni , uscito in Inghilterra con una prefazione del grande poeta  Ted Hughes ,  e La Poesia Del Mattino Nell’Erba , basati entrambi su avvenimenti reali e uniti tra loro da un tema unico e dominante che collega le due storie , quello dell’uomo frustrato , dell’ego lacerato …sempre nello stile  artistico di Thor , caratterizzato proprio dai suoi tormenti , dai suoi dubbi e le sue contraddizioni, tradizionalista e romantico ,ermetico ma non scostante , geniale nel riuscire a imprigionare il lettore nel ritmo del racconto per lungo tempo anche dopo la lettura .

Mezzo secolo dopo le parole di Steinn Steinarr , ed un percorso artistico non poco tortuoso , ostacolato, come il genio vuole , anche da indifferenza e ostilità , Thor si trova senza dubbio tra i profeti , amato ed ammirato , pluripremiato eppure umile a occupare il posto d’onore che gli spetta . Onorato del premio Letterario d’Islanda  e insignito del prestigioso Premio Letterario dell’Accademia D’Arte di Svezia , uno dei riconoscimenti più importanti nel suo genere , secondo solo al Nobel , ThorVilhjalmsson  , celebrato un po’ ovunque nel mondo , ha ricevuto qui in  Italia  due notevoli onorificenze , quella di Cavaliere dell’Ordine Del Merito , e quella di Gran Ufficiale dell’Ordine del  Merito .   (tratto da Nel Novero dei Profeti di Jon Yngvi Johannsson ) - in occasione del Premio Letterario d’Islanda.(Elisabetta Bernardini)

 

 

 

PRESENTATA LA NUOVA EDIZIONE DEL VOCABOLARIO DELLA LINGUA ITALIANA “DEVOTO - OLI”  (30 maggio 2007)

 

E’ stata pubblicata la nuova edizione del vocabolario della lingua italiana Devoto-Oli (con C.D. Rom pagine 3.232 Euro 71,50). Il ricco volume edito da E. Le Monnier e curato da Luca Serianni, ordinario di Storia della Lingua Italiana presso l’Università “ La Sapienza " di Roma, e Maurizio Trifone, professore di Lessicografia e Lessicologia Italiana presso l’Università per stranieri di Siena, oltre a contenere la segnalazione di tutte le parole dell’italiano di base, si avvale di un aggiornamento di centinaia di nuovi termini e della registrazione di tutte le variazioni sintattiche e grammaticali subite dalla nostra lingua nel corso degli anni.

Tra le migliaia di pagine l’inserimento di qualcosa come settecento nuovi neologismi di attualità e politica, di nuove mode e tendenze, provenienti sia dai giornali che dalla televisione.

Inoltre l’indicazione sistematica delle reggenze dei verbi e degli aggettivi; la revisione e l’integrazione delle informazioni grammaticali presenti in tutti i lemmi quali l’indicazione di invariabilità, i plurali e i femminili dubbi o difficili, la revisione delle coniugazioni e degli ausiliari; e poi ancora la revisione e l’aggiornamento del lessico scientifico, controllato annualmente da un’équipe di specialisti;

la revisione di tutti i prefissi e di tutti i suffissi e conseguente controllo di tutte le etimologie; gli alterati dei sostantivi e degli aggettivi (diminutivi, accrescitivi e peggiorativi) e infine l’indicazione della data di prima attestazione di tutti i lemmi. (E.B.)  

 www.ladante.it  www.lemonnier.it

 

 

 

 

 

 

PRIMAVERA ITALIANA IN GIAPPONE 2007: IN PRIMA FILA LA SOCIETÀ   DANTE ALIGHIERI (10 maggio 2007)

        La Società Dante Alighieri, in collaborazione con il Centro Linguistico Culturale Italiano di Tokyo-Nagoya, in occasione della Primavera italiana in Giappone 2007 promossa dall’Ambasciata d’Italia in Giappone, organizza una serie di eventi culturali allo scopo di contribuire alla diffusione della cultura italiana nel Paese asiatico. Dopo il successo ottenuto con il simposio di urbanistica “La città e il suo ideale” che si è svolto lo scorso 21 aprile, e che ha visto la partecipazione di importanti relatori quali la prof.ssa Laura Nenzi, docente e ricercatrice del Dipartimento di Storia della Florida International University, il prof. David Freedman, docente della Keio University di Tokyo e il prof. Fabrizio Grasselli, docente di Studi Urbanistici della Keio University e Presidente della “Dante Alighieri” di Nagoya, le manifestazioni culturali riprenderanno il 19 maggio prossimo con l’inaugurazione della mostra d’arte e di letteratura “La montagna di Enrico”, ideata per presentare in lingua italiana il lavoro di David Shapiro, scrittore americano autore di una favola senza tempo e senza luogo pubblicata in Giappone, tradotta da “Il Centro” e illustrata dall’artista giapponese Hiroshi Gen. L’esposizione delle illustrazioni originali del libro si concluderà il 2 giugno e sarà arricchita da una serata di lettura in programma il 26 maggio alla presenza dell’autore.Con lo scopo di promuovere in Giappone una maggiore diffusione dei libri italiani la Società Dante Alighieri presenterà, nei prossimi mesi di giugno e luglio, la manifestazione “Millelibri dall’Italia 2007”, con una mostra di volumi forniti dalla stessa “Dante” e la creazione, presso la sede de “Il Centro” di Tokyo, di uno spazio con funzione di vera e propria sala di lettura aperta al pubblico. L’iniziativa sarà ripetuta negli anni successivi fino a creare un fondo librario di mille libri italiani e costituire una nuova biblioteca italiana a Tokyo. Per informazioni: www.il-centro.net/dante , www.il-centro.net , info@il-centro.net , grasselli@il-centro.net .

 

 

 

 

 

 

 

 

LINGUA ITALIANA E IMMIGRAZIONE   (31 ottobre 2006)

 

 

La Società Dante Alighieri, leader mondiale nell’insegnamento e nella divulgazione della lingua e della cultura italiane, promuove da anni una serie di corsi di studio per immigrati che possano favorire l’apprendimento e la conoscenza dell’italiano ai numerosi extracomunitari che risiedono nel nostro Paese. I corsi, che prevedono il rilascio di un certificato di frequenza denominato PLIDA, (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri), rappresentano una iniziativa molto significativa a vantaggio dell’inserimento dei futuri, possibili, cittadini italiani nel nostro tessuto sociale. e una testimonianza dell’impegno che la storica Società ha preso per offrire loro una possibilità in più di integrazione.

Provenienti da ogni parte del mondo, in particolare dal  Marocco e dallo Sri Lanka, coloro che prendono parte al programma scolastico si propongono, in effetti, di studiare la nostra lingua e la nostra cultura soprattutto per poter più facilmente entrare negli ambienti di lavoro italiani che li richiedono, ma anche per poter meglio vivere e condividere sotto tutti gli aspetti il contesto sociale che li accoglie. Per questo motivo ai suddetti corsi, vanno ad affiancarsi anche due Sportelli: uno Giuridico, che consenta una dettagliata documentazione circa le garanzie per ottenere eventualmente la cittadinanza italiana, ed un altro Medico-Alimentare, per tracciare un percorso di scambio tra differenti culture, tradizioni e modi di vivere.

Il comune di Siracusa, in Sicilia, terra di immigrazione per eccellenza, sta offrendo un notevole contributo a sostegno di questo progetto, e il supporto dato dal Comune della celebre città siciliana alla SDA locale, che qui non ha ancora una sede effettiva, si concretizza nella concessione delle aule scolastiche per l’adempimento delle attività didattiche legate a tali corsi e in una collaborazione diretta ai progetti di inserimento ad essi collegati.

Proprio lo scorso 30 settembre 2006, presso la Base dell’Aeronautica Militare di Siracusa, dove si svolgerà la cerimonia di consegna, 31 studenti stranieri, che hanno raggiunto come immigrati il nostro paese e che hanno frequentato con successo questi corsi di studio, hanno ricevuto i prestigiosi certificati Plida. Certificati che gli sono stati consegnati dal questore di Siracusa, Antonio Cufalo, e dal prefetto della stessa città, Francesco Alecci, alla presenza del segretario generale della Società Dante Alighieri, dottor Alessandro Masi e della dottoressa Gioia Pace, presidente della SDA del capoluogo siciliano. Va ricordato che questo nostro celebre Ente Morale sono già dodici anni che si dedica a questa specifica attività didattica, sentendo per primo l’urgenza di tale problema,  proponendo dei corsi specializzati presso i comitati corrispondenti delle città italiane appartenenti a quelle regioni particolarmente coinvolte nel fenomeno dell’immigrazione, tra queste Bari, Crotone e, appunto Siracusa.

E’ anche tanto tempo che la Società Dante Alighieri sostiene l’importanza di una legge che razionalizzi il sistema di apprendimento della lingua e cultura italiane per immigrati nell’ambito di una possibile riforma di legge in materia di immigrazione. Dal 2000, la Dante Alighieri opera in Convenzione con il Ministero della Solidarietà e in applicazione della Legge Turco-Napoliano, nonché, in seguito all’attuale normativa, fornendo assistenza per la preparazione linguistica degli immigrati che giungono in Italia, presso le oltre 400 sedi presenti all’estero, come è accaduto con successo in Tunisia, Sri Lanka, Bulgaria e Moldavia.

In effetti per poter ottenere la cittadinanza, è bene per i richiedenti avere una adeguata conoscenza e condivisione della lingua e della cultura del paese ospitante, e in merito alla certificazione di queste qualità conoscitive, è assolutamente necessario razionalizzare le risorse disponibili facendo ricorso a quanto l’Unione Europea ha previsto in materia di insegnamento delle lingue con il Quadro Comune Europeo di riferimento. Il Documento stilato dal Consiglio d’Europa ha inteso fornire una base comune in tutto il Continente che consiste anche nella elaborazione di programmi e libri di testo per lo studio e l’apprendimento delle lingue europee moderne. 

A questo decisivo traguardo relativo alla unificazione del titolo di studio europeo, la SDA punta di arrivare con il proprio certificato PLIDA, rilasciato con il riconoscimento del Ministero degli Affari Esteri, nell’attesa che anche in Italia sia varata una legge che disciplini il sistema di apprendimento della nostra lingua e cultura. Infatti da noi non esiste ancora una unica certificazione che attesti le diverse competenze linguistiche degli studenti extracomunitari per cui vengono rilasciati quattro diversi tipi di attestati che sono rispettivamente, quello della Dante Alighieri, quello dell’università di Roma Tre e quello delle Università per stranieri di Siena, in Toscana  e di Perugia, in Umbria. (E.B.)  

 

 

PREMIO PRINCIPE DELLE ASTURIE 2005: LA SOCIETA ’ DANTE ALIGHIERI INSIGNITA PER LA SEZIONE COMUNICAZIONE E UMANISTICA

 Venerdì 21 ottobre 2005, si è svolta nel Teatro Campoamor di Oviedo, in Spagna,  la cerimonia di consegna del Premio Principe delle Asturie.

Istituito nel 1980 dall’omonima Fondazione per onorare l’attività scientifica, tecnica, culturale e sociale svolta da persone, gruppi di lavoro e istituzioni nell’ambito internazionale i cui risultati siano un esempio per l’Umanità, il riconoscimento è andato quest’anno anche alla Società Dante Alighieri, rappresentata dal Presidente, Ambasciatore Bruno Bottai, che ha ricevuto  la prestigiosa onorificenza per la sezione Comunicazione ed Umanistica insieme all’Alliance Française, al British Council, al Goethe Institut, all’Istituto Cervantes e all’Istituto Camões, per «l’apporto dato allo scopo comune di preservare e diffondere il patrimonio culturale europeo mediante l’insegnamento, a milioni di persone in tutti i continenti, delle rispettive lingue nazionali, così come delle tradizioni letterarie ed artistiche e dei valori etici e umanistici su cui si fonda la civiltà occidentale».

Con oltre 5.500 corsi di lingua rivolti a più di 200 mila iscritti, la Società Dante Alighieri costituisce oggi la massima Istituzione per la diffusione della lingua e della cultura italiane all’estero, presente nelle scuole con circa 50 mila alunni iscritti ed impegnata dal  2002 in un vasto progetto di formazione linguistica e culturale destinato a cittadini extracomunitari.

I premi sono stati consegnati da S.A.R. il Principe delle Asturie, Felipe di Borbone e Grecia, erede al Trono di Spagna, durante un solenne atto accademico considerato uno degli avvenimenti più importanti nel calendario culturale europeo e latinoamericano, al quale hanno preso parte i giornalisti di oltre 200 testate nazionali ed internazionali e numerose personalità del mondo della politica e della cultura.

 

 

 

INTERVISTA A YAHYA SERGIO YAHE PALLAVICINI, imam italiano, presso la moschea al-Wahid di Milano, e autore del libro L’Islam in Europa, riflessioni di un Imam italiano (ed. Il Saggiatore)

 

1)      Imam Pallavicini, lei è discendente di un’antica nobile famiglia di origine senese.  Come e perché, da Cattolica, diventa Musulmana la sua famiglia?

 

Mio padre, educato in una famiglia cristiana cattolica, venne fatto prigioniero dai nazisti e portato nel carcere militare di Torino in attesa di essere fucilato insieme ad altri partigiani monarchici. L’imminenza di una morte miracolosamente procrastinata lo spinse a ricercare nei testi sacri delle varie tradizioni religiose la dimensione spirituale dell’esistenza e a trovare l’impegno per approfondire la conoscenza della Verità. L’islam e la dottrina metafisica dei maestri del sufismo lo ispirarono in un nuovo riorientamento religioso. Mia madre appartenente ad una nobile famiglia di religione buddista dopo aver conosciuto mio padre riconobbe con il passare degli anni la particolare sintonia spirituale che unisce ogni Rivelazione divina e accettò di entrare nella comunità islamica adottando il nome di Nuriyyah, la luminosa.

 

2)      Che cosa significa essere musulmano oggi rispetto a venti, trenta anni fa?

 

Essere musulmano significa aderire pienamente alla volontà di Dio, l’Unico, il Misericordioso, e seguire l’illuminato esempio del sigillo della profezia Muhammad. Venti, trenta anni fa, in Italia, questa appartenenza veniva considerata erroneamente una “scelta esotica”, ora rischia di essere considerata una “scelta ideologica”. L’ignoranza e i pregiudizi formali sono alla base delle concezioni sbagliate che ci facciamo di altri esseri umani. Bisognerebbe ritrovare il valore dell’unità nella diversità al riparo dai relativismi filosofici o dalle assolutizzazioni integraliste e vivere la propria religione con onestà e semplicità, coerenza e naturalezza, in ogni luogo e tempo.

 

3)      Che futuro può avere l’Islam in Europa?

 

Mi auguro possa avere quello spazio di dignità, rispetto e libertà d’espressione che la costituzione prevede a tutte le confessioni religiose, senza confusioni con le strumentalizzazioni eversive ne con i fatti di cronaca dello scenario internazionale. Massimo rigore e condanna nei confronti dei violenti e sostegno ai musulmani d’Europa come parte integrante e qualificata del pluralismo della società europea.

 

4)      La democrazia, i diritti umani, la libertà, il ruolo delle donne….Se l’anno dell’Egira è lontano dal XXI secolo, non per questo anche la mente degli uomini deve esserlo. In un contesto di globalizzazione, in che modo reagisce il mondo musulmano?

 

Con scarsa preparazione. Il processo di secolarizzazione ha un ritmo che non riesce ad essere assorbito con serenità in Medio Oriente e in Africa.

C’è il rischio che alcuni orientali si chiudano a ghetto, si contrappongano agli “occidentali” rivendicando pretestuosamente la propria diversità storica e culturale o vengano assimilati senza intelligenza e a discapito del patrimonio specifico delle loro identità tradizionali. D’altro canto, quanto gli occidentali conoscono gli altri esseri umani che vivono nel resto del mondo e quanto sono disposti a rivedere la “superiorità” della loro civiltà o l’ideale di supremazia che tramite “la democrazia, i diritti umani, la libertà, il ruolo delle donne” si dovrebbe imporre velocemente e ad ogni costo a tutti, senza conoscere nessun altro se non l’immagine di se stessi?

 

5)      Sappiamo che lei è vicepresidente della CO.RE.IS. (Comunità religiose islamiche in italia), un’organizzazione di riferimento per i musulmani italiani, riconosciuta anche dal Consiglio di Stato, e che segue lo sviluppo intellettuale e culturale delle comunità islamiche nel nostro Paese. L’Italia è un Paese Cattolico, eppure consente la libertà di culto a tutte le altre religioni, compresa quella musulmana. Perché l’Italia dovrebbe subire degli attentati da parte del terrorismo islamico? Che cosa pretendono, allora “questi” musulmani?

 

I terroristi non sono musulmani. Il terrorismo è un movimento di individui che usa la violenza per creare il caos e sperare di conquistare il potere. L’Islam è una rivelazione divina che insegna il rispetto della sacralità della vita di ogni creatura e in tutti i suoi aspetti, dove la violenza, il suicidio e l’assassinio sono peccati intollerabili. Gli attentatori pretendono la legittimazione delle loro aberranti interpretazioni dottrinali o strumentalizzazioni ideologiche per imporre un nuovo ordine mondiale frutto delle suggestioni utopistiche e diaboliche di cui sono strumenti.

L’Italia è un Paese laico dove la costituzione prevede la libertà di culto a tutte le confessioni religiose compreso l’Islam. Bisogna distinguere bene il carattere religioso e cultuale di ogni confessione dalle eventuali manipolazioni e favorire il riconoscimento di quelle componenti ecumeniche e responsabili delle varie comunità di fede per un dialogo e un confronto proficuo per la società contemporanea e le future generazioni.

 

 

 

 

 

 

VENEZIA, L’OLIMPO DELLE BIENNALI

 

 

Da domenica 12 giugno è  aperta al pubblico la 51ma edizione della Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia che, dopo 110 anni di storia, presenta due novità di rilievo: l’inizio di un nuovo ciclo, caratterizzato da un dialogo progettuale con la Direzione Artistica , volto a raggiungere specifici obiettivi che riconfermino il ruolo centrale della Biennale nel dibattito culturale e artistico internazionale e, per la prima volta sotto la guida di due direttori, Maria De Corrale Rosa Martinez, la realizzazione di due mostre specifiche e complementari intitolate “L’esperienza dell’arte”e “Sempre un po’ più lontano”.I  progetti espositivi, tracciati lungo un percorso artistico che va dagli anni Settanta ad oggi, con uno sguardo rivolto all’immediato futuro, portano nuovamente alla ribalta della più antica e celebre Rassegna d’arte del mondo, il meglio della contemporaneità attraverso opere che, vere e proprie espressioni del moderno linguaggio artistico e delle sue tendenze estetiche,  consentono una lettura articolata dell’arte del nostro tempo.I pochi e selezionati artisti partecipanti, novantuno, provenienti da ogni parte del pianeta e da ogni cultura, avranno modo di raccontare la loro propria vicenda creativa lungo un itinerario di sculture, dipinti, video e installazioni.

Le mostre, allestite in perfetta armonia con gli straordinari spazi espositivi che le Accolgono, offrono alle migliaia di visitatori e addetti ai lavori  non solo un’ampia possibilità di ricerca ma anche un forte impatto visivo. Una scenografia che caratterizzerà tanto l’area dei Padiglioni, quanto le sedi dello storico centro cittadino. Un centro cittadino animato quest’anno anche da qualche polemica a causa della scarsa presenza di autori italiani nell’ambito di quella che è una delle nostre più importanti manifestazioni culturali. Infatti un gruppo di giovani artisti, in segno di protesta, ha voluto realizzare un Padiglione Italia alternativo, esterno alla Biennale, nella Chiesetta sconsacrata di San Gallo. Una protesta che tuttavia Davide Croff, direttore del CDA della Biennale, ha in parte quietato, assicurando che il Padiglione Italia si farà già dal prossimo anno,presso l’Arsenale,sotto la guida di Ida Giannelli, direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. La Biennale di Venezia è una delle più autorevoli istituzioni culturali al mondo. Dal 1895, anno della prima Esposizione, la celebre Rassegna d’arte, fondata con una delibera comunale in cui si propose di istituire una Esposizione Biennale Artistica,è all’avanguardia nella promozione delle nuove tendenze artistiche e organizza manifestazioni internazionali nelle arti contemporanee seguendo un modello pluridisciplinare che ne caratterizza l’unicità, richiamando un vastissimo pubblico ed un enorme interesse mediatico.In seguito ad una riforma, avvenuta lo scorso anno su iniziativa del Ministero della Cultura, con lo  scopo di migliorare l’efficienza manageriale, la Biennale è diventata una Fondazione ed è quindi costituita da un Consiglio di Amministrazione. Rilanciare le potenzialità della Biennale è una delle nuove sfide che la fondazione si prefigge, non solo in occasione delle grandi mostre, ma anche nella produzione artistica, in tutti i settori, durante tutto l’anno.

L’intenzione è quella di patrimonializzare la Biennale , ispirandosi al modello economico-culturale USA, che usufruisce di un budget finanziario costituito da sponsor privati, da contributi pubblici, da rendimenti della patrimonializzazione, e infine da ricavi propri. Questo progetto è già in fase di attuazione grazie al supporto di prestigiosi partner privati, interessati alla realizzazione di una “casa stabile”, o meglio una sede propria della Biennale che ne rafforzi e ne stabilizzi l’identità, portandola ad essere  un centro espositivo permanente, come un laboratorio di cultura, di arti,  di idee, che da Venezia parli a tutto il mondo.A testimonianza dell’importanza e del valore universali riconosciuti alla Biennale

di Venezia, sono le sempre più numerose presenze del mondo dell’arte che, nonostante i costi elevati che richiede, vogliono partecipare alla pregevole Rassegna. “Effettivamente poter avere un proprio spazio all’interno della Biennale comporta anche un particolare sforzo economico, ma ne vale la pena”,  dice John Kaldor, Commissario dell’Esposizione Australiana alla Biennale di Venezia 2005.“Il fatto è chela Biennale di Venezia non è solo la più antica rassegna d’arte del mondo, ma anche la più importante, e per due motivi. Innanzitutto per l’arte stessa, e poi per “l’occasione” che rappresenta nell’intero mondo  dell’arte, dagli artisti, ai curatori,ai collezionisti…Anche altre città  offrono una biennale, ma  non sono Venezia. Venezia è l’Olimpo delle Biennali”.John Kaldor, figura di rilievo nel mondo delle arti internazionali, ha curato il progetto “This Time Another Year”,  l’esposizione veneziana di un giovane artista di Sidney, Ricky Swallow, che è costato all’Australia più di un anno di lavoro e molto investimento economico, ma, continua John Kaldor,”Venezia è una tribuna strategica che crea opportunità di livello mondiale per l’esposizione ed il collezionismo dell’arte contemporanea, e anche l’Australia riconosce  alla Biennale italiana il prezioso  contribuito allo sviluppo e alla carriera di molti artisti che hanno poi ottenuto  significative opportunità di  esibizione”.L’Australia è una di quelle nazioni che possiede un proprio padiglione espositivo, al numero 51 dei Giardini della Biennale, e quest’anno ad accompagnare lo staff artistico ci saranno anche cinque curatori Aborigeni su un totale di diciannove. Non è mai accaduto prima  qualcosa di simile, ed è proprio in occasione dell’evento che la città lagunare offre.“Gli Aborigeni provenienti dai diversi Stati del continente australiano, vivranno  un’esperienza di sicuro valore in quanto prenderanno contatto per la prima volta con l’arte contemporanea mondiale, in una città davvero unica al mondo, conclude Kaldor, e tutto questo grazie alla Biennale.

 


 

Tag(s) : #interviste e articoli
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: